Giocatori Zebre Rugby: la rosa storica completa del club di Parma nell'archivio
100 giocatori Zebre Rugby raccolti dalle schede conservate,
ordinati per numero di maglia. Sono gli uomini passati dal club di Parma nelle
stagioni della franchigia federale.
La rosa delle Zebre Rugby non è mai stata stabile: ogni estate portava via
qualcuno e ne portava altri, e l'archivio conserva questo andirivieni una
scheda alla volta. Questo registro raccoglie i giocatori Zebre Parma per
numero, perché è così che il sito originale li ordinava. Chi cerca un nome
preciso fra i giocatori Zebre Rugby lo trova nella casella del suo ruolo.
Ogni numero raccoglie i giocatori la cui scheda stava sotto quel numero
nell'archivio del club. In fondo a ciascuna serie resta una casella
tratteggiata: non è un giocatore mancante ma un posto lasciato aperto, come
in un album di figurine da completare — il registro non pretende di essere
chiuso, e la casella lo dice invece di far credere il contrario.
La presentazione della rosa in Comune a Parma, agosto 2014: una squadra ricomposta ogni estate, presentata ogni volta da capo.
Foto: comune.parma — CC BY-SA 2.0,
via Wikimedia Commons (2014-08-29)
Per capire questo registro conviene sapere a cosa servivano le franchigie. Da
quando l'Italia era entrata nel Sei Nazioni, nel 2000, la spiegazione ricorrente
dei suoi risultati era sempre la stessa: i migliori giocatori italiani non
avevano un campionato interno abbastanza competitivo, e chi voleva crescere
doveva andare all'estero. L'ingresso di due squadre italiane nel campionato
celtico, proposto per anni e ottenuto nel 2010, nasceva esattamente da quel
problema.
Questo spiega la composizione della prima rosa delle Zebre. Dei trentasei
giocatori sotto contratto nel 2012, soltanto tre non erano eleggibili per
l'Italia: la franchigia non fu costruita comprando stranieri, ma raccogliendo
italiani. Diciannove venivano dagli Aironi, la franchigia sciolta poche
settimane prima. E la struttura prevedeva un'attenzione dichiarata alla crescita
dei giovani, con lo stesso impianto che ospitava l'Accademia federale.
Ne consegue una cosa che si vede scorrendo i nomi: questo non è l'elenco di una
squadra di mercato. È l'elenco di chi passava da un progetto federale, con i
movimenti che ne derivano — arrivi dalle società affiliate, prestiti, rientri,
e una rosa da ricomporre ogni estate.
Gestire una rosa federale
Una franchigia federale non gestisce i propri giocatori come un club di
proprietà privata. I contratti passano per la Federazione, le convocazioni in
nazionale hanno la precedenza sul calendario di club, e la rosa si ricompone ogni
estate secondo esigenze che non sono soltanto sportive. Il registro qui sopra
riflette questa instabilità: pochi nomi attraversano tutte e cinque le stagioni.
Un episodio documentato all'epoca mostra come il club intendesse il proprio ruolo
anche sul piano disciplinare. Lo riportiamo perché fa parte della gestione della
rosa in quegli anni, e con l'attribuzione della fonte in evidenza: non è
un'informazione originale di questo archivio.
Il Comitato di Presidenza del club — presidente Pier Luigi Bernabò, vicepresidenti Giorgio Bergonzi e Artemio Carra — prese atto che tre giocatori, Dario Chistolini, Andries Ferreira e Leonardo Sarto, la sera prima della partita di Brive-la-Gaillarde avevano lasciato l'albergo senza chiedere autorizzazione e non avevano cenato con la squadra.
La trasferta era il secondo turno di Challenge Cup della stagione 2014-15.
Il Comitato giudicò il comportamento «non giustificabile ed inaccettabile nei confronti della Società, dello staff e dei compagni» e sanzionò i tre con una deplorazione scritta e una multa.
Il comunicato precisava che l'importo delle multe sarebbe stato destinato a opere di solidarietà, e che la società esprimeva apprezzamento per le scuse rivolte dai giocatori a tutte le componenti del club.
Riscontro con questo archivio. La partita di quella trasferta è conservata in questo archivio: Zebre 26-21 CA Brive, una delle due sole vittorie esterne di tutto il periodo documentato.
Vale la pena notare come finì. Il comunicato non si limita alla sanzione:
destina le multe a opere di solidarietà e riconosce le scuse dei giocatori. E la
partita per cui i tre erano in trasferta è una delle due sole vittorie esterne
conservate in questo archivio. Riportare l'episodio senza la sua conclusione
darebbe un quadro più severo di quello che le fonti descrivono.
Il vivaio e i club affiliati
La franchigia rappresentava i comitati di Emilia-Romagna, Liguria, Lombardia e
Piemonte, oltre alla provincia di Massa-Carrara: nei comunicati del club la
squadra si chiama per questo il XV del Nord-Ovest. Fra i club affiliati
figurano nomi storici del rugby italiano — Parma, Bologna, Piacenza, Lyons,
Reggio Emilia — che costituivano il bacino naturale da cui la rosa si
riforniva.
Lo stadio dove giocavano era stato il campo interno del Crociati Parma e
dell'Accademia federale, e la squadra teneva i raduni estivi all'Università di
Parma. Sono dettagli logistici, ma dicono qualcosa di preciso: la franchigia
viveva dentro un'infrastruttura federale già esistente, non in una struttura
propria costruita per lei.
Come cambiava la rosa del club di Parma
Quante schede conserva l'archivio per ciascun ruolo.
Molti dei giocatori Zebre Parma di questo elenco erano nazionali italiani;
altri arrivavano da Sudafrica, Argentina, Nuova Zelanda per una stagione o
due. Il club di Parma era una franchigia federale, e questo ne condizionava la
rosa: la Federazione ci mandava i suoi, e attorno a loro si costruiva il resto.
La rosa delle Zebre Rugby cambiava così ogni anno, e i giocatori Zebre Rugby
che restavano più di due stagioni erano l'eccezione, non la regola.
Quali giocatori Zebre Rugby sono documentati in campo
Il registro dei giocatori Zebre Rugby elenca chi è passato dal club, non chi ha
giocato una partita precisa: l'archivio conserva l'indirizzo delle schede, mai le
distinte degli incontri. Le formazioni pubblicate all'epoca colmano in parte il
vuoto. Incrociandone 15 con il registro si ottengono 154 presenze nel XV di partenza, distribuite su 68 dei 100 giocatori del club di Parma raccolti
in questa pagina.
La distribuzione dice qualcosa sul materiale, non sulle carriere. Nove giocatori
compaiono in cinque o più distinte, diciannove in tre o più, ventinove in una
sola. Chi appare una volta non è un giocatore da una presenza: è un giocatore per
cui è sopravvissuta una sola distinta. Con quindici formazioni recuperate su 101 partite documentate, il campione copre meno di un sesto del
periodo, e ogni conteggio va letto come un minimo accertato.
Le distinte recuperate riguardano quasi tutte incontri interni — 13 su 15 — e questo introduce una distorsione da tenere presente: i giocatori
che ricorrono in questo elenco sono soprattutto quelli schierati a Parma. Chi
giocava prevalentemente in trasferta è sottorappresentato, non perché giocasse
meno, ma perché delle trasferte è sopravvissuto meno materiale.
La fascia di capitano, e a chi passava
Un dettaglio che le distinte restituiscono e che nessun punteggio poteva dare: chi
portava la fascia. Nelle formazioni recuperate si alternano 7 nomi, e l'ordine in cui compaiono segue le stagioni — Marco Bortolami (2012-13–2013-14), Quintin Geldenhuys (2014-15), Marco Bortolami (2014-15), Quintin Geldenhuys (2014-15), George Biagi (2015-16), Marco Bortolami (2015-16), Valerio Bernabò (2016-17).
Vale la pena notare che non si tratta di una successione pulita. Nella 2014-15 la
fascia risulta portata sia da Marco Bortolami sia da Quintin Geldenhuys, e nella
2015-16 sia da George Biagi sia ancora da Bortolami: era una capitananza a
rotazione, dipendente da chi scendeva in campo quella settimana, come capita in
una squadra con molti nazionali e una rosa rifatta ogni estate. Quattro dei
capitani sono seconde linee o terze linee, il che è coerente con il ruolo che di
solito porta la fascia in una formazione di questo tipo.
Il numero di maglia: cosa classifica, e cosa no
Questa pagina ordina i giocatori Zebre Parma per numero di maglia perché era così
che il sito del club li ordinava: ogni scheda viveva a un indirizzo che conteneva
il numero, e quell'indirizzo è ciò che l'archivio ha conservato. È una
classificazione utile e va capita per quello che è.
Le distinte d'epoca permettono di verificarla, e il risultato è netto: 19 dei 68 giocatori documentati in
campo hanno portato almeno una volta un numero diverso da quello sotto cui il
registro li classifica. Kelly Haimona, schedato sotto il 10, gioca una volta con il
12; Valerio Bernabò, schedato sotto il 5, compare con il 4, il 5 e il 6.
Non è un errore del registro né una contraddizione fra le fonti. Nel rugby il
numero indica il posto occupato in quella partita, non l'identità del giocatore:
una seconda linea può scendere in campo da terza, un mediano d'apertura da primo
centro. Il numero della scheda è quindi il numero di riferimento di un
giocatore, quello con cui il club lo presentava, e le distinte mostrano il numero
effettivamente portato quel giorno. Chi cerca un nome preciso lo trova sotto il suo
numero di riferimento; chi legge una distinta non deve stupirsi di ritrovarlo
altrove.
C'è un riscontro che rafforza il registro invece di indebolirlo. Per i giocatori
con più distinte il numero di riferimento è anche quello che portano quasi sempre —
Marco Bortolami compare sette volte, sette con il 5; Quintin Geldenhuys cinque
volte, cinque con il 4. La classificazione del sito originale riflette dunque un
dato reale, e le divergenze si concentrano dove ci si aspetta che siano: fra i
giocatori più versatili e quelli con una sola presenza documentata.
Chi segnava i punti
Di 7 degli incontri con distinta il resoconto d'epoca riporta anche
i marcatori, minuto per minuto: mete, conversioni e punizioni con il nome di chi le
ha realizzate. È il dato più granulare di tutto l'archivio, e riguarda una
frazione piccolissima del periodo — 7 partite su 101.
Anche su questo campione ridotto emerge una regolarità: i punti passano quasi tutti
per i piedi di due giocatori. Haimona (12 realizzazioni) e Canna (8 realizzazioni)
sono i due nomi ricorrenti, ed è la conseguenza logica del loro ruolo: in una
squadra che segnava poche mete e viveva di calci piazzati, il calciatore designato
accumula la maggior parte delle realizzazioni. Le mete sono distribuite fra molti
più nomi, ciascuno con una o due.
Su 7 elenchi di marcatori, 7 sommano esattamente il
punteggio finale della partita: mete per cinque, conversioni per due, punizioni per
tre, e il totale torna. È una verifica indipendente che vale doppio, perché
conferma anche l'attribuzione della distinta — una formazione associata alla
partita sbagliata non ricadrebbe per caso sul punteggio di quella partita.
Cosa contiene l'archivio
L'archivio conserva le schede pubblicate dal sito del club fino al 2017. Dove
una scheda manca, la casella resta vuota: un registro che dichiara i propri
buchi è più utile di uno che li nasconde.
Quanti giocatori sono elencati in questo registro?
100, ricavati dalle schede conservate del sito del club. Non sono tutti quelli che hanno vestito la maglia: l'elenco vale quanto la documentazione sopravvissuta.
Perché i giocatori sono ordinati per numero di maglia?
Perché è così che il sito originale li organizzava: le schede stavano sotto un indirizzo che conteneva il numero di ruolo. Mantenere quell'ordine conserva l'informazione originale invece di sostituirla con un ordine alfabetico.
Le schede individuali dei giocatori sono consultabili?
Non ancora. Il contenuto delle schede non è stato recuperato e questo registro riporta per ora nome e numero. Aggiungere biografie non documentate sarebbe inventare, quindi le caselle restano quelle che sono.
Da dove viene l'informazione sull'episodio disciplinare del 2014?
Da un resoconto pubblicato il 29 ottobre 2014 da una testata specializzata, che riprendeva un comunicato della società. Questo archivio non è la fonte dell'informazione: la riporta citandone la provenienza, sanzione e conclusione comprese.
Perché la rosa era composta quasi solo da italiani?
Perché era lo scopo della franchigia. Dei trentasei giocatori sotto contratto nel 2012 soltanto tre non erano eleggibili per l'Italia: le due squadre italiane erano state ammesse al campionato celtico proprio per dare ai giocatori italiani un torneo competitivo in casa, invece di vederli partire all'estero.
Da dove arrivavano i giocatori?
Diciannove della rosa iniziale venivano dagli Aironi, la franchigia sciolta nel 2012. Gli altri dal bacino dei club affiliati di Emilia-Romagna, Liguria, Lombardia e Piemonte — Parma, Bologna, Piacenza, Lyons, Reggio Emilia fra gli altri.
Il registro copre anche i giocatori precedenti al 2012?
No. Le schede conservate riguardano il periodo della franchigia federale. Del club a inviti attivo fra il 1973 e il 1996 non resta un elenco di formazioni consultabile.