Zebre Rugby: la storia completa del club di Parma, i giocatori e le stagioni dal 1973 al 2017
La storia delle Zebre Rugby comincia nel 1973 come squadra a inviti e si
chiude, per questo archivio, nel 2017. In mezzo ci sono le cinque stagioni
delle Zebre Rugby Parma nel campionato celtico, i giocatori passati dal club
e ogni partita di cui resti un resoconto.
Zebre–Leinster allo stadio Lanfranchi, 5 novembre 2016. La maglia a strisce e il numero 5 di Marco Bortolami: due delle cose che questo registro documenta.
Foto: Stefano Delfrate — CC BY-SA 2.0,
via Wikimedia Commons (2016-11-05)
Questo registro si ferma al 2017 e non copre la stagione in corso.
La storia delle Zebre Rugby in quattro tappe
1973Fondazione
Renato Tullio e Marco Bollesan, allora capitano della Nazionale, fondano una squadra a inviti per il Nord-Ovest d'Italia, sul modello dei Barbarians.
1996Fine degli inviti
Si chiude la prima fase: ventitré anni di club a inviti, venticinque incontri contro squadre internazionali, fra cui la vittoria sui Barbarians a Brescia.
2012Franchigia federale
La Federazione Italiana Rugby riprende il nome Zebre e ne fa una franchigia con sede a Parma, iscritta al campionato celtico e alle coppe europee.
2017Fine del periodo
La gestione torna direttamente alla Federazione con una nuova società. Qui si chiude il periodo coperto da questo archivio.
Fra il 2012 e il 2017 lo Zebre Rugby Club è stato la seconda squadra italiana
nel campionato celtico, accanto al Benetton Treviso. Il club di Parma nasceva
però da tutt'altro: una formazione a inviti che per ventitré anni aveva
radunato i migliori del campionato italiano e qualche straniero di passaggio,
senza mai giocare un torneo.
Il passaggio da club a inviti a franchigia federale è la cesura di tutta la
vicenda. Da quel momento le Zebre Rugby Parma hanno avuto un calendario fisso,
una rosa da costruire ogni estate e avversari con vent'anni di vantaggio
strutturale. Le 101 partite
documentate in questo archivio raccontano soprattutto questo scarto.
Lo Zebre Rugby Club ha cambiato assetto societario più volte nel periodo, fino
al ritorno alla gestione diretta della Federazione nel 2017.
Chi cerca «Zebre Rugby» può intendere due cose diverse, e conviene separarle
subito. Dal 1973 al 1996 il nome apparteneva a un club a inviti fondato per il
Nord-Ovest d'Italia: nessun campionato, nessuna classifica, venticinque incontri
contro squadre internazionali in ventitré anni. Dal 2012 lo stesso nome designa
una franchigia a gestione federale con sede a Parma, iscritta al campionato
celtico e alle coppe europee.
Fra le due cose c'è una continuità di nome e poco altro. La Federazione riprese
il marchio nel giugno 2012 in omaggio a quella considerata la prima esperienza
del genere nel rugby italiano, ma la struttura era nuova: contratti
professionistici, un calendario di ventidue giornate, avversari irlandesi,
gallesi e scozzesi ogni settimana. Questo registro copre entrambe le fasi, con
una precisazione onesta: la documentazione conservata riguarda quasi
interamente la seconda.
Perché esistevano due franchigie italiane
La domanda ha una risposta precisa, e spiega buona parte di quello che si legge
in questo archivio. Da quando l'Italia era entrata nel Sei Nazioni, nel 2000, la
spiegazione ricorrente dei suoi risultati era che i migliori giocatori italiani
non avessero un campionato interno abbastanza competitivo, e che chi volesse
crescere dovesse andare all'estero. L'ingresso di due squadre italiane nel
campionato celtico, proposto per anni e ottenuto nel 2010, nasceva da quel
problema.
Le due franchigie non erano quindi club nel senso ordinario: erano strumenti
federali, costruiti per tenere in Italia giocatori che altrimenti sarebbero
partiti. Dei trentasei sotto contratto alle Zebre nel 2012, soltanto tre non
erano eleggibili per la nazionale. È la ragione per cui il registro dei
giocatori somiglia più a un elenco di convocati che a un mercato.
Il primo tentativo non era andato bene. Gli Aironi Rugby, costituiti nel maggio
2010 con nucleo nel Rugby Viadana, durarono due stagioni: il 6 aprile 2012 la
Federazione ne revocò la licenza per ragioni economiche. Le Zebre nacquero per
occupare quel posto rimasto vacante a stagione quasi conclusa — e diciannove
giocatori della loro prima rosa venivano proprio dagli Aironi.
Lo stadio di Monigo a Treviso: il campo dove si giocavano i derby di ritorno. Foto del 2011.
Foto: cisko66 — CC BY 3.0,
via Wikimedia Commons (2011-12-18)
Per cinque anni il campionato celtico ha avuto due squadre italiane, e il
confronto fra Parma e Treviso è diventato l'appuntamento fisso della stagione.
L'archivio conserva 7
di questi incontri: le Zebre Rugby Parma ne hanno vinti 2.
Era un derby anomalo, fra due club che non avevano una rivalità di territorio
alle spalle ma se la sono costruita in fretta, perché era l'unica partita
dell'anno in cui entrambe potevano ragionevolmente vincere.
La tribuna Ovest dello stadio Lanfranchi, campo interno delle Zebre per tutto il periodo documentato.
Foto: Blackcat — CC BY-SA 4.0,
via Wikimedia Commons (2016-03-28)
Le partite casalinghe si giocavano allo stadio di Parma intitolato a Sergio
Lanfranchi, figura storica del rugby italiano. È rimasto il campo di
riferimento per tutto il periodo documentato, e la storia delle Zebre Rugby in
quegli anni passa quasi tutta di lì.
Su un quinquennio in cui le sconfitte sono state la norma, qualche pomeriggio
è andato diversamente. Questi sono i cinque successi con lo scarto più ampio
fra tutti gli incontri conservati.
47–22contro Dragons, in casa, 2015-16 — Guinness Pro12
25–5contro La Rochelle, in casa, 2015-16 — Challenge Cup
29–14contro Dragons, in casa, 2016-17 — Guinness Pro12
26–13contro Edinburgh, in casa, 2013-14 — RaboDirect Pro12
26–15contro Cardiff Blues, in casa, 2015-16 — Guinness Pro12
Il punteggio più alto realizzato in un solo incontro è 47 punti
contro Dragons. All'estremo opposto, la sconfitta più pesante del
periodo documentato è il 0–54 contro Glasgow Warriors , nella stagione 2013-14: anche questo fa parte
del registro, e ometterlo lo renderebbe meno utile.
Che squadra era, vista da fuori
I numeri dicono quante partite finirono male; non dicono come le Zebre fossero
considerate nel campionato in cui giocavano. Per quello servono le fonti
d'epoca, e un episodio dell'aprile 2014 è più eloquente di una statistica. Lo
riportiamo con l'attribuzione in evidenza: non è informazione originale di questo
archivio.
2014-04-30
La richiesta degli Ospreys
Quanto segue è ripreso da OnRugby, 30 aprile 2014.
Questo archivio non è la fonte dell'informazione e non ne ha verificato
indipendentemente il contenuto: lo riporta citandone la provenienza.
Secondo il resoconto, gli Ospreys chiesero arbitri neutrali per la partita contro le Zebre, e il Pro12 rifiutò.
L'articolo spiega la posta in gioco per i gallesi: quinti in classifica alla fine della regular season 2013-14, dovevano vincere con bonus le ultime due partite — a Parma contro le Zebre e in casa contro il Connacht — per sperare nei play-off.
Una squadra in corsa per i play-off considerava dunque la trasferta di Parma una
partita da vincere con il punto di bonus, e la cosa contava abbastanza per
chiedere una garanzia sull'arbitraggio. È la reputazione che cinque stagioni come
quelle raccolte qui producono, e va detta senza addolcirla.
Con una simmetria che vale la pena tenere: nelle stesse cinque stagioni le Zebre
vinsero due volte fuori casa, a Cardiff e a Brive. Due su trentasette trasferte
documentate sono poche, ma sufficienti a ricordare che nessun avversario aveva la
vittoria garantita in anticipo.
Cosa decideva la stagione
Un dettaglio di struttura spiega molte partite di questo archivio. Il campionato
celtico non assegnava soltanto un titolo: il piazzamento finale stabiliva quale
coppa europea si giocava l'anno seguente — la Champions Cup per le prime, la
Challenge Cup per le altre. Per una squadra che non lottava per i play-off, la
posta del finale di stagione era quella.
2015-04-24
La corsa alla Champions Cup
Quanto segue è ripreso da OnRugby, 24 aprile 2015.
Questo archivio non è la fonte dell'informazione e non ne ha verificato
indipendentemente il contenuto: lo riporta citandone la provenienza.
A fine aprile 2015 le Zebre avevano «tre partite per recuperare tre punti al Benetton Treviso e conquistarsi così un posto nella prossima Champions Cup»: il piazzamento in campionato decideva l'accesso alla coppa europea maggiore.
La stessa partita contava per gli scozzesi di Edimburgo, in lotta per il sesto posto che valeva la medesima qualificazione.
Riscontro con questo archivio. Quella partita è conservata in questo archivio: Zebre 0-37 in trasferta a Edimburgo, il 24 aprile 2015.
Il capitano Marco Bortolami, alla presentazione della stagione 2014-15, la
leggeva con lucidità: in coppa europea le Zebre avrebbero avuto «più chances»,
perché le squadre di vertice del Pro12 erano impegnate nella Champions Cup e la
Challenge Cup raccoglieva avversari più abbordabili. Il piazzamento in campionato,
insomma, non era un dato d'orgoglio: era la scelta del torneo dell'anno dopo.
Come è stato costruito questo registro
Vale la pena dire da dove vengono questi dati, perché cambia il modo di usarli.
Punteggi, avversari, competizioni e numeri di maglia provengono dalle pagine
conservate del sito che il club pubblicava fino al 2017. I dati biografici e il
contesto storico vengono da fonti esterne, citate per esteso su ogni pagina che le
usa.
Dove le due categorie si incontrano, il riscontro è segnalato: la prima partita
ufficiale del 31 agosto 2012, i numeri di maglia confermati dalle distinte
pubblicate all'epoca, il cambio di nome dello stadio nel 2015 leggibile nei titoli
stessi degli articoli conservati. Due fonti indipendenti che concordano valgono
più di una che afferma.
E dove non concordano, la differenza resta scritta. 7 incontri
risultano disputati nel periodo senza che l'archivio ne conservi la pagina: sono
elencati a parte, non sommati ai conteggi, perché mescolare due livelli di prova
falserebbe ogni media. Un registro che dichiara i propri vuoti si usa meglio di
uno che li nasconde.
Due archivi, due tipi di lacune
Questo registro poggia su due fondi diversi, e la distinzione conta per chi lo usa.
Il primo è l'archivio del sito del club: da lì vengono le 101 partite,
con punteggio, avversario, competizione e campo. Il secondo sono i resoconti
pubblicati all'epoca da una testata sportiva indipendente, e da lì viene tutto
quello che il primo non contiene — anzitutto le formazioni schierate, che il sito
del club non conservava per nessun incontro.
Incrociare i due produce 15 distinte attribuite a una partita precisa, e
da queste 154 presenze nel XV di partenza distribuite su 68 giocatori. Non è molto rispetto alle 101
partite, ed è esattamente per questo che va detto: il registro sa come sono finite
cento partite e chi le ha giocate in quindici casi.
La cosa utile è che i due fondi non hanno perso le stesse cose. L'archivio del club
si assottiglia verso il 2017 — le ultime due stagioni conservano meno della metà
degli incontri disputati — mentre le distinte si distribuiscono in modo quasi
regolare su tutte e cinque le annate. Due fonti con profili di lacune diversi
coprono più terreno di due copie della stessa fonte, ed è la ragione per cui vale
la pena tenerle separate invece di fonderle in un elenco unico.
Lo stesso incrocio ha fatto emergere 6 partite di cui il
registro non ha alcuna traccia, con il punteggio attestato da un resoconto d'epoca.
Non sono state sommate ai totali di questo sito. Compaiono sulle pagine
dell'avversario e della stagione a cui appartengono, dichiarate per quello che
sono: la prova che il conteggio di cento partite è un minimo, non un totale.
Come si verifica un dato di questo registro
Un archivio ricostruito da pagine recuperate va verificato, non creduto, e il modo
di verificarlo è confrontarlo con una fonte che non ne dipenda. Dove il confronto è
stato possibile, il risultato è riportato sulla pagina interessata invece di
restare in una nota di metodo.
Il controllo più stretto riguarda i marcatori. Di 7 partite il
resoconto d'epoca elenca chi ha segnato e a quale minuto: mete, conversioni e
punizioni. Sommando quei punti — cinque per meta, due per conversione, tre per
punizione — il totale deve ricadere sul punteggio finale registrato nell'archivio
del club, che è una fonte diversa. In 7 casi su 7 il
conto torna esattamente.
Vale doppio, e la ragione merita di essere spiegata. Il registro non conserva le
date degli incontri, quindi l'attribuzione di una distinta alla sua partita passa
per l'avversario e il punteggio; se una distinta fosse stata assegnata alla partita
sbagliata, i suoi marcatori non ricadrebbero per caso sul punteggio di quella
partita. La verifica aritmetica conferma dunque il dato e il metodo con cui
è stato collocato.
Sulle pagine del sito compaiono anche altri riscontri dello stesso tipo: la data
della prima partita ufficiale, i numeri di maglia delle distinte confrontati con
quelli degli indirizzi delle schede, un punteggio identico trovato in due fonti
indipendenti. Nessuno di questi rende il registro completo. Rendono verificabile
quello che contiene, che è una proprietà diversa e più utile.
Il bilancio del periodo
Il divario fra casa e trasferta attraversa tutte e cinque le stagioni.
Sulle partite documentate il bilancio è di 17 vittorie, 2 pareggi e 82 sconfitte. Non è un bilancio lusinghiero, e non c'è ragione di
addolcirlo: una franchigia costruita da zero contro club irlandesi, gallesi e
scozzesi consolidati perde molto più di quanto vinca. Quello che resta, e che
questo registro conserva, sono i nomi e i numeri di chi c'era.
Un registro documentale delle Zebre Rugby di Parma, dalla fondazione come club a inviti nel 1973 alla fine della gestione federale diretta nel 2017. Raccoglie 101 partite, 100 giocatori e le 5 stagioni della franchigia.
Perché il periodo si ferma al 2017?
Perché il 2017 segna una cesura societaria netta e perché il materiale documentale disponibile copre bene gli anni precedenti e non quelli successivi. Un registro che dichiara i propri confini è più utile di uno che finge di essere aggiornato.
Il nome Zebre indica una squadra o due?
Due realtà distinte con lo stesso nome. Dal 1973 al 1996 un club a inviti del Nord-Ovest d'Italia, senza campionato. Dal 2012 una franchigia a gestione federale con sede a Parma, iscritta al campionato celtico. La Federazione riprese il nome nel giugno 2012.
Perché l'Italia aveva due franchigie nel campionato celtico?
Per dare ai migliori giocatori italiani un torneo competitivo in casa. Dall'ingresso nel Sei Nazioni nel 2000 i risultati della nazionale venivano attribuiti alla mancanza di un campionato interno di livello: l'ammissione di due squadre italiane, ottenuta nel 2010, rispondeva a questo.
I dati sono completi?
No, e lo segnaliamo pagina per pagina. La copertura è quasi completa per le prime stagioni e lacunosa per le ultime. Dove una partita manca, manca il suo resoconto: l'incontro è stato giocato.
Come si distingue un dato verificato da uno incerto?
Ogni pagina cita le fonti da cui vengono i dati che mostra e segnala le lacune nel punto esatto in cui si trovano. Il metodo di riscontro — due fonti indipendenti che dicono la stessa cosa, mai una sola — è descritto per esteso nella pagina sulla storia del club.