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La storia delle Zebre Rugby dal 1973: dal club a inviti alla franchigia di Parma

La storia delle Zebre Rugby è divisa in due tronconi che hanno in comune poco più del nome: ventitré anni di club a inviti, poi, dopo una lunga pausa, cinque stagioni da franchigia federale con sede a Parma.

La storia delle Zebre Rugby dal 1973: il club a inviti

Le Zebre Rugby dal 1973 non erano una squadra di campionato: la storia delle Zebre Rugby comincia con un club a inviti, non con un torneo. Renato Tullio e Marco Bollesan — quest'ultimo capitano della Nazionale italiana — misero in piedi una formazione a inviti per il Nord-Ovest d'Italia, sul modello dei Barbarians: nessun torneo, nessuna classifica, solo incontri organizzati contro avversari di prestigio. Le Zebre Rugby dal 1973 in avanti furono per ventitré anni un progetto di questo tipo, e non una società impegnata in un campionato.

Vale la pena spiegare cosa significhi «sul modello dei Barbarians», perché è la chiave per capire i primi ventitré anni. Il Barbarian Football Club nacque in Inghilterra il 9 aprile 1890, in un albergo di Bradford, per iniziativa di William Percy Carpmael. Non partecipa a nessun campionato, non ha una sede né un terreno ufficiale di gioco, e non ha giocatori tesserati: i suoi si radunano su invito, senza vincolo di nazionalità, per una singola partita. È un club che esiste soltanto nei giorni in cui gioca.

Applicato all'Italia del Nord-Ovest, quel modello produsse una squadra che in ventitré anni disputò venticinque incontri contro club internazionali. Il risultato rimasto negli almanacchi è la vittoria sui Barbarians a Brescia: il club a inviti italiano che batte l'originale inglese.

L'identità di invitational club durò fino al 1996, poi si fermò e il nome rimase inattivo per sedici anni. È la parte meno raccontata della storia delle Zebre Rugby, e anche la più lunga: ventitré delle quarantaquattro annate coperte da questo registro appartengono a una squadra che non disputava alcun campionato, e di cui il registro non conserva resoconti partita per partita. Le 101 partite documentate stanno tutte nella seconda fase.

1973, 1996, 2012, 2017: le date che contano

Le Zebre Rugby dal 1973 al 2017Cronologia delle Zebre Rugby: fondazione come club a inviti nel 1973, fine della prima fase nel 1996, franchigia federale dal 2012, chiusura del periodo nel 2017. Le Zebre Rugby dal 1973 al 2017Quarantaquattro anni in quattro tappenome inattivo1973Fondazioneclub a inviti1996Fine inviti25 incontri in 23 anni2012Franchigiasede a Parma2017Fine periodoritorno alla FederazioneFonte: archivio storico Zebre Rugby
Le quattro cesure del periodo coperto da questo registro.
  1. 1973Fondazione come club a inviti.
  2. 1996Fine della prima fase dopo venticinque incontri internazionali.
  3. 2012La Federazione Italiana Rugby riprende il nome e crea la franchigia.
  4. 2017Ritorno alla gestione diretta federale; fine del periodo documentato.

Il vuoto, e il precedente degli Aironi

Fra il 1996 e il 2012 il nome resta inattivo. Quello che succede in mezzo, però, spiega perché nel 2012 la Federazione avesse bisogno di riprenderlo in fretta. Nel 2010 il campionato celtico si era aperto all'Italia con due posti, e uno dei due era andato a una franchigia nuova: gli Aironi Rugby, costituiti il 17 maggio 2010, con nucleo nel Rugby Viadana e la collaborazione dei principali club delle province di Mantova e Parma. Giocavano al Luigi Zaffanella di Viadana, ristrutturato e ampliato per l'occasione fino a seimila posti.

L'esperimento durò due stagioni e andò male su entrambi i piani. In campo, una sola vittoria in Pro12 nella prima annata, con l'unico acuto in coppa europea contro il Biarritz. Fuori dal campo, i conti non tenevano: il 6 aprile 2012 la Federazione Italiana Rugby decise di revocare la licenza al termine della stagione in corso, per ragioni economiche. Il Viadana tornò al campionato nazionale e il posto in Pro12 restò vacante a stagione quasi conclusa.

È in quel vuoto che nascono le Zebre come franchigia. Non da un progetto maturato per anni, ma dalla necessità di occupare in poche settimane un posto che l'Italia non poteva permettersi di perdere. Questo spiega diverse cose delle cinque stagioni successive, e conviene tenerlo presente leggendo i risultati.

La franchigia federale e il trasferimento a Parma

Il secondo tempo della storia delle Zebre Rugby comincia nel 2012, quando la Federazione Italiana Rugby prese in carico il nome Zebre e ne fece una franchigia a gestione federale con sede a Parma, iscritta al campionato celtico e alle coppe europee. Il 7 giugno 2012 la Federazione battezzò ufficialmente la franchigia in omaggio a quella considerata la prima esperienza del genere nel rugby italiano. Da club a inviti a franchigia: la squadra passò dall'organizzare qualche incontro l'anno a giocarne una ventina in stagione, contro avversari professionistici da vent'anni.

Il salto fu strutturale prima ancora che sportivo. Servivano un centro di allenamento, uno staff tecnico e medico, un settore giovanile di riferimento e un bilancio capace di reggere una stagione intera. Le squadre irlandesi e gallesi affrontate ogni settimana avevano costruito tutto questo dalla fine degli anni Novanta; a Parma si partiva quasi da zero, con il calendario già fissato. Buona parte dei risultati di quegli anni si spiega con questo scarto, e non con quello che succedeva in campo la domenica pomeriggio.

La rosa iniziale racconta la stessa cosa da un altro angolo. Dei trentasei giocatori sotto contratto nella prima stagione, soltanto tre non erano eleggibili per l'Italia: la franchigia nacque con un mandato dichiaratamente italiano, non come una squadra di mercato. E diciannove di quei trentasei venivano dagli Aironi appena sciolti — la nuova franchigia ereditò dunque molto più di un posto in classifica.

L'esordio ufficiale arrivò il 31 agosto 2012, alla prima giornata di Pro12: sconfitta 6–37 in trasferta in Galles contro i Newport Gwent Dragons. Quella partita è conservata in questo archivio, e il riscontro fra le due fonti ha permesso di datarla: l'indirizzo del sito del club ne riportava il punteggio ma non l'anno.

Nelle cinque stagioni successive la franchigia cambiò più volte assetto societario, passando a gruppi di privati e tornando infine, nel 2017, alla gestione diretta della Federazione con una nuova società. L'archivio conserva 101 incontri di questo periodo, distribuiti sulle stagioni dalla 2012-13 alla 2016-17.

Il XV del Nord-Ovest

Nei comunicati del club la squadra non si chiama quasi mai soltanto «Zebre». Si chiama il XV del Nord-Ovest, e non è un vezzo giornalistico: la franchigia rappresenta i comitati di Emilia-Romagna, Liguria, Lombardia e Piemonte, con decine di migliaia di tesserati e diversi club affiliati. Fra questi figurano nomi storici del rugby italiano come Parma, Bologna, Piacenza, Lyons e Reggio Emilia, oltre a società della provincia di Massa-Carrara.

L'espressione ricorre in una trentina di indirizzi conservati in questo archivio: «i due azzurri Bergamasco e Bortolami rinnovano col XV del Nord-Ovest», «il XV del Nord-Ovest che affronterà Leinster domani a Parma». Chi legge oggi quei titoli capisce che la franchigia si presentava come una rappresentativa territoriale, non come un club cittadino — una distinzione che conta, perché è la ragione per cui esisteva.

Il campionato in cui giocavano

Il torneo che le Zebre disputavano dal 2012 era nato nel 2001 come Celtic League, per iniziativa delle federazioni di Galles, Irlanda e Scozia, con l'obiettivo di creare un campionato di livello comparabile alla Premiership inglese. Si aprì a due franchigie italiane nel 2010 e prese il nome di Pro12 nel 2011.

Il formato di quegli anni era un girone all'italiana: tutte le squadre si affrontavano due volte, in casa e in trasferta, per ventidue partite a stagione. È la ragione per cui in questo archivio gli avversari sono relativamente pochi e gli incontri con ciascuno molti: contro il Benetton Treviso il registro conserva 7 confronti in cinque anni.

Dal 2017-18 il torneo cambiò di nuovo, allargandosi alle squadre sudafricane e passando a due conference da sette squadre su ventuno giornate. Quel formato non rientra nel periodo documentato qui: l'archivio si ferma prima.

Lo stadio, e il suo nome

L'ingresso dello stadio Sergio Lanfranchi di Parma
L'ingresso dello stadio, fotografato nel marzo 2016. Foto: Blackcat — CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons (2016-03-28)

L'impianto interno era lo stadio di Parma inaugurato nel 2008 per il Parma Rugby e l'Amatori Parma, che dal 2012 ospita anche gli incontri della franchigia federale. Sorge dentro un complesso di proprietà comunale gestito dalla Federazione, con due campi accessori e gli uffici federali; i lavori avviati nel 2011 rifecero la tribuna Est e aggiunsero un settore sul lato corto settentrionale, per un costo complessivo intorno ai cinque milioni e mezzo di euro.

Il dettaglio che si legge meglio nell'archivio, però, è il nome. Fino al 2015 l'impianto si chiamava stadio XXV Aprile; il 28 gennaio di quell'anno il Comune di Parma lo intitolò a Sergio Lanfranchi, internazionale del Parma Rugby alla fine degli anni Quaranta e protagonista del primo scudetto della squadra nel 1950. Lanfranchi, nato a Parma nel 1925 e morto in Francia nel 2000, giocò gran parte della carriera oltralpe e vanta due titoli nazionali, uno in Italia con il Parma e uno in Francia con il Grenoble; al 2016 deteneva la seconda carriera internazionale più lunga per l'Italia dopo quella di Mauro Bergamasco.

Il cambio si vede nei titoli conservati. Gli articoli che parlano dello «stadio XXV Aprile» hanno copie d'archivio del 2014 e del 2015; quelli che dicono «Lanfranchi» compaiono dal 2016. Le partite giocate su quel campo sono raccolte nella pagina dello stadio. Il club non annunciò soltanto il cambio di intitolazione: cambiò il modo di nominare il proprio campo, e l'archivio registra il passaggio riga per riga.

Cinque stagioni, e una in particolare

Le prime due annate furono le più dure: ultimo posto nel 2012-13 senza vittorie né in Pro12 né in Heineken Cup, e ancora ultimo posto l'anno dopo, con un rendimento però sensibilmente migliore. La stagione che si stacca dalle altre è la 2015-16: per la prima volta la franchigia chiuse il campionato davanti alla Benetton Treviso in classifica, e vinse entrambi i derby d'Italia.

Su quest'ultimo punto le due fonti non coincidono, e vale la pena dirlo. La fonte esterna registra due derby vinti nel 2015-16; questo archivio ne conserva 1: il 28–25 a Parma. Non è una contraddizione ma una lacuna documentale — il resoconto dell'altro incontro non è fra le pagine recuperate. Segnalarlo è più utile che appiattire la differenza.

Una terza fonte permette di chiudere il cerchio. Il 2015-12-31 una testata indipendente pubblicò la formazione scelta dall'allenatore Gianluca Guidi per il derby di ritorno a Monigo, con due cambi rispetto al XV che aveva vinto al Lanfranchi. L'incontro dunque si giocò: quello che manca in questo archivio è il suo resoconto, non la partita. È esattamente il tipo di vuoto che una fonte esterna può colmare e che vale la pena documentare invece di lasciare come contraddizione apparente.

Come si verifica un archivio

Un dettaglio tecnico merita di essere raccontato, perché dice quanto vale il materiale conservato. Gli indirizzi delle schede giocatori del sito del club contenevano il numero di maglia: la scheda di Marco Bortolami stava sotto la maglia 5, quella di Quintin Geldenhuys sotto la 4, quella di Kelly Haimona sotto la 10.

Le distinte pubblicate all'epoca dalla stampa specializzata riportano gli stessi numeri accanto agli stessi nomi. Nel resoconto del derby del 28 dicembre 2013 si legge «5 Marco Bortolami (c), 4 Quintin Geldenhuys»; nel derby del dicembre 2014 Haimona apre il gioco al numero 10. Due fonti che non si sono parlate — un indirizzo web e una cronaca giornalistica — dicono la stessa cosa.

È il genere di riscontro che rende utilizzabile un archivio incompleto. Non prova che tutto il resto sia esatto, ma mostra che lo schema su cui il registro si regge corrisponde alla realtà di quegli anni.

Lo stesso metodo ha permesso di datare la prima partita ufficiale, di collocare il cambio di nome dello stadio nel gennaio 2015 seguendo il vocabolario dei titoli conservati, e di elencare gli incontri che alle pagine di questo archivio mancano. Nessuna di queste tre cose sarebbe stata possibile con una sola fonte.

Il 2017, e dove si ferma questa storia

Nel luglio 2017 la proprietà della franchigia diventa interamente federale e l'intero staff tecnico viene ricomposto, a partire dal nuovo allenatore Michael Bradley. È la cesura con cui questo registro si chiude: da quel momento cambiano la società, il campionato — che diventa Pro14 con l'ingresso delle squadre sudafricane — e l'assetto dirigenziale.

Quello che è successo dopo non rientra nel periodo coperto da questo registro e non viene raccontato qui. Non per disinteresse, ma perché il materiale documentale su cui l'archivio si regge appartiene agli anni precedenti: scrivere del dopo significherebbe cambiare fonte senza dirlo.

Le stagioni una per una →

Fonti

I punteggi, i numeri di maglia e gli indirizzi delle pagine provengono dall'archivio del sito del club. Dove una fonte esterna e questo archivio dicono la stessa cosa, il riscontro è segnalato nel testo.

Chi guidava la squadra in campo

La storia delle Zebre Rugby come franchigia federale è breve — cinque stagioni — e una cosa che la racconta bene è la successione della fascia di capitano. Nelle distinte pubblicate all'epoca e recuperate per questo archivio si alternano 7 nomi, e l'ordine in cui compaiono segue le annate: Marco Bortolami (2012-13–2013-14), Quintin Geldenhuys (2014-15), Marco Bortolami (2014-15), Quintin Geldenhuys (2014-15), George Biagi (2015-16), Marco Bortolami (2015-16), Valerio Bernabò (2016-17).

Marco Bortolami attraversa quasi tutto il periodo, dalla prima stagione alla quarta. È un dettaglio che dice molto sul progetto: la franchigia affidò la fascia a un giocatore che aveva già capitanato la Nazionale, e in una squadra ricomposta ogni estate quella continuità era una delle poche disponibili. Negli ultimi anni documentati la fascia passa a Valerio Bernabò, mentre nella 2015-16 compare anche George Biagi.

La successione non è netta, e vale la pena non presentarla come se lo fosse: nella 2014-15 la fascia risulta portata sia da Bortolami sia da Quintin Geldenhuys, e nella 2015-16 sia da Biagi sia ancora da Bortolami. Era una capitananza a rotazione, dipendente da chi era disponibile quella settimana — le convocazioni in nazionale sottraevano regolarmente giocatori a una franchigia costruita proprio per alimentarla.

Questi nomi non provengono dall'archivio del club, che non conservava le formazioni schierate: provengono dai resoconti pubblicati all'epoca, e coprono 15 partite su 101. È una porzione piccola del periodo, e la successione qui descritta va letta come quello che le fonti mostrano, non come un albo completo dei capitani.

Chi la guidava dalla panchina

Lo staff tecnico dell'era della franchigia cambiò quasi ogni stagione, come la rosa. L'archivio del club teneva una scheda per ciascuno; di quelle schede sopravvive il nome, e per la maggior parte la funzione. Dove una fonte esterna datata dice il ruolo, è quella che vale e il collegamento è qui sotto; dove solo l'archivio lo registrava, la riga lo dice.

Due nomi restano senza funzione perché nessuna delle fonti recuperate la dice: erano nella sezione staff del sito del club, e questo è tutto quello che se ne sa. Scrivere un ruolo plausibile al loro posto sarebbe inventarlo.

Domande frequenti

Quando sono nate le Zebre Rugby?

Nel 1973, come club a inviti fondato da Renato Tullio e Marco Bollesan per il Nord-Ovest d'Italia, sul modello dei Barbarians. Non era una squadra di campionato: organizzava incontri contro avversari di prestigio senza partecipare a un torneo.

Cosa vuol dire "club a inviti"?

Che la squadra non ha giocatori tesserati né un campionato: i giocatori vengono invitati per una singola partita. Il modello è quello del Barbarian Football Club, nato in Inghilterra nel 1890, che non ha sede né terreno ufficiale di gioco.

Chi erano gli Aironi e che rapporto hanno con le Zebre?

Gli Aironi Rugby furono la prima franchigia italiana ammessa al campionato celtico, costituita il 17 maggio 2010 con nucleo nel Rugby Viadana. Il 6 aprile 2012 la Federazione ne revocò la licenza per ragioni economiche, e il posto in Pro12 passò alle Zebre: diciannove giocatori della rosa iniziale delle Zebre venivano dagli Aironi.

Perché lo stadio ha cambiato nome?

L'impianto si chiamava stadio XXV Aprile fino al 28 gennaio 2015, quando il Comune di Parma lo intitolò a Sergio Lanfranchi, internazionale del Parma Rugby protagonista del primo scudetto del club nel 1950. Il passaggio si legge anche nei titoli conservati in questo archivio.

Cosa è successo nel 1996?

Si è chiusa la prima fase, quella del club a inviti, dopo ventitré anni e venticinque incontri contro squadre internazionali. Il nome è poi rimasto inattivo fino al 2012.

Perché il club si è trasferito a Parma nel 2012?

La Federazione Italiana Rugby ha ripreso il nome Zebre e ne ha fatto una franchigia a gestione federale con sede a Parma, iscritta al campionato celtico e alle coppe europee. Era una struttura nuova che ereditava un nome storico.

Perché questo archivio si ferma al 2017?

Perché nel 2017 la gestione è tornata direttamente alla Federazione con una nuova società: è una cesura societaria netta, e il materiale documentale disponibile copre bene il periodo precedente e non quello successivo.

Le Zebre esistono ancora?

Sì, ma quanto è venuto dopo il 2017 non rientra nel periodo documentato da questo registro, che non lo racconta.